5+1 FALSI MITI SUL NUOTO NEL TRIATHLON

Se vuoi praticare il triathlon e ad un certo punto diventare sufficientemente competitivo per non far soffrire troppo la tua autostima, è essenziale allenarsi in modo equilibrato nelle tre discipline. Nella maggior parte dei casi che conosciamo, è il nuoto di solito dove si ha la minor conoscenza e padronanza.

Quindi ci sembrano molto adeguati i suggerimenti che la nuotatrice Sara McLarty fa per smontare alcuni miti quando si pratica questa disciplina con l’intenzione di competere nel triathlon:

  • Un triatleta necessita di sapere nuotare in stile libero (freestyle): senza dubbio il crawl è lo stile di nuoto più efficiente e che permette di avanzare più rapidamente. È il preferito da tutti per percorrere lunghe distanze. Tuttavia, non è l’unico stile che un triatleta dovrebbe conoscere, perché potrebbero esserci circostanze in cui conoscere un po’ altri stili potrebbe aiutare. Per esempio quando si è troppo stanchi, quando è necessario trovare le boe, pulire gli occhiali a metà della corsa… Inoltre, allenarsi con diversi stili di nuoto aiuta a lavorare su diversi muscoli che è bene sviluppare.
  • Trattenere la respirazione sott’acqua è meglio: no di questo mito abbiamo trattato qualche mese fa, in uno spazio specifico (è bene trattenere il respiro durante il nuoto?). Tra gli altri inconvenienti, trattenere il respiro genera un accumulo di anidride carbonica nei polmoni che porta inevitabilmente a una condizione di affanno. La cosa migliore è mantenere il flusso di espirazione il più costante possibile in qualsiasi momento (tranne quando si inala, naturalmente).
  • Come in competizione, usare sempre la muta e allenarsi sempre con un Pull Buoy: questo fa un certo senso, però non va usato sistematicamente. È importante che si impari a bilanciare il proprio corpo in acqua. E questo, se ci si allena sempre con Pull Buoy è molto complicato. È bene includere negli allenamenti esercizi incentrati sulla galleggiabilità e inarcare la schiena per mantenere il corpo orizzontale lungo la superficie dell’acqua.
  • Un triatleta non ha necessità di esercitarsi sulla gambata:  se avete sentito dire questo, chi ve l’ha detto è senza speranza. La gambata è essenziale per iniziare la rotazione e mantenere il corpo bilanciato. È consigliabile per i triatleti fare degli esercizi sulla gambata a basse cadenze, per creare un colpo più forte e più efficace.
  • Nuotare e nuotare, senza fermarsi, è una buona forma di allenamento: ci sarà chi lo guarderà come un modo efficace per sfruttare il tempo in allenamento, con l’idea di non perdere un minuto… Ma se si ambisce a fare un allenamento efficace, è necessario concentrarsi su un obiettivo, che può essere la resistenza, la velocità o la respirazione. Ogni obiettivo ha la sua tecnica, e in molti casi, passa attraverso cambiamenti di intensità e lunghe pause.
  • Saper respirare da entrambe le parti è importante solo per i nuotatori professionisti: beh, no, in realtà è più importante per i nuotatori orientati al triathlon, che competono in acque libere, che per coloro che competono in piscina. Un buon triatleta deve essere preparato per adattarsi ad eventuali cambi di direzione del vento, onde, spruzzi, riflessi abbaglianti del sole… Meglio se è in grado di respirare da entrambi i lati…

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